Storia

Nei secoli precedenti l’era volgare, le vaste terre della Russia meridionale erano abitate da popoli indoeuropei (di cui erano probabilmente la terra d’origine) come gli Sciti, a cui si avvicendarono i Sarmati e, nell’alto Medioevo, gli slavi; nell’area che poi divenne il centro del futuro Stato russo, vale a dire il bacino di Mosca, per lungo tempo prima del X secolo dimorarono genti di ceppo finnico o lituano.

Tra il III e il VI secolo dell’era volgare le steppe subirono, a ondate successive, le invasioni di popoli nomadi guidate da tribù bellicose che si dirigevano verso l’Europa occidentale. Fu il caso, ad esempio, degli unni e degli avari. Un popolo turco, i cazari, governò la Russia meridionale durante l’VIII secolo; furono preziosi alleati dell’impero bizantino e condussero diverse guerre contro i califfati arabi.

Dal VII secolo, gli Slavi costituirono la maggioranza della popolazione nella Russia occidentale e pian piano assimilarono le preesistenti tribù ugro-finniche, come i Merja, i Muromi e i Mesceri. A metà del IX secolo un gruppo originario dalla Scandinavia, i Variaghi, assunse il ruolo di élite dominante nella capitale slava di Novgorod. Anche se l’elemento etnico dei Variaghi si confuse abbastanza presto nella maggioritaria popolazione slava, la dinastia da loro espressa rimase al potere diversi secoli, durante i quali si affiliò alla Chiesa ortodossa di Bisanzio. La capitale venne trasferita a Kiev nell’882.

In questo periodo, il termine “Rhos” o “Rus’” iniziò ad essere riferito ai variaghi e, in seguito, anche agli slavi che popolavano la regione. Tra il X e l’XI secolo la Rus’ di Kiev divenne lo stato più grande d’Europa e uno dei più prosperi, grazie alla sua posizione commerciale tra Europa e Asia. L’apertura di nuove vie commerciali con l’Oriente al tempo delle Crociate contribuì al declino e alla frammentazione dello stato di Kiev nel corso del XII secolo, aggravatasi dopo la morte, nel 1132, del figlio di Vladimiro

Nei secoli XI e XII, le sempre più frequenti incursioni di popolazioni turche, come i Kipciak e i Peceneghi, portarono le popolazioni slave del sud a spostarsi verso le regioni del nord, note come Zales’e. Gli stati di Novgorod e Vladimir-Suzdal emersero come eredi della Rus’ di Kiev nei territori settentrionali, mentre il medio corso del Volga finì sotto il controllo dello stato islamico della Bulgaria del Volga.

Come molte altre regioni dell’Eurasia, questi territori vennero invasi dai Mongoli, che nel 1240 distrussero Kiev. Conosciuti più tardi con il nome di Tartari, i Mongoli avrebbero governato le zone meridionali e centrali dell’odierna Russia per circa tre secoli, tempo durante il quale i vari potentati locali sarebbero stati dipendenti del loro Khanato dell’Orda d’Oro. I territori delle odierne Ucraina e Bielorussia furono inclusi nel Gran ducato di Lituania e nella Polonia, fattore che differenziò ucraini e bielorussi dalle altre popolazioni russe.

Come nei Balcani e in Asia Minore, il lungo governo dei nomadi avrebbe ritardato lo sviluppo economico e sociale del paese. Peraltro, Novgorod e Pskov riuscirono a ritagliarsi un certo grado di autonomia, che li preservò da molti problemi e molte atrocità del periodo. Nel XIII secolo, il signore di Novgorod Aleksandr Nevskij respinse gli svedesi e i cavalieri teutonici che cercavano di colonizzare la regione.

Con Ivan I (1332 – 1341) il Granducato di Mosca si avviò a divenire il più importante principato russo. Lo stato russo incentrato su Mosca, contrariamente all’Impero Bizantino, sua fonte d’ispirazione politica e religiosa, fu in grado di sopravvivere e di organizzare una propria riscossa, riuscendo infine a sottomettere i suoi nemici e ad occupare i loro territori. Dopo la Caduta di Costantinopoli nel 1453, la Russia moscovita rimase l’unico stato cristiano sulla frontiera orientale dell’Europa, tanto che rivendicò, in qualità di Terza Roma, l’eredità dell’Impero Romano d’Oriente.

Ancora sotto il dominio dei mongoli e con il loro assenso, il Ducato di Mosca iniziò ad affermare la sua influenza sulla Russia occidentale all’inizio del XIV secolo. Assistita dalla Chiesa ortodossa russa e dalla rinascita spirituale portata da San Sergio di Radonež, nel 1380 la Moscovia sconfisse i tartari nella Battaglia di Kulikovo.

All’inizio del XVI secolo, lo stato moscovita riuscì a riprendere tutti i territori russi persi a seguito delle invasioni dei Tartari. Nel contempo, si riuscì pure a proteggere le regioni ai confini meridionali dagli attacchi portati dai Tartari della Crimea e dalle altre popolazioni turche. I nobili, a cui era concessa una tenuta dai sovrani, furono obbligati a servire nell’esercito. Il sistema delle concessioni diventò una delle basi dell’esercito nobiliare a cavallo.

Nel 1547 Ivan IV (detto il Terribile, 1533-1584) venne incoronato primo Zar di Russia. La parola zar deriva dal latino Caesar, cognomen di Gaio Giulio Cesare che aveva finito per indicare il “capo” per antonomasia. Durante il proprio lungo regno, Ivan occupò Kazan’ ed Astrachan’ lungo il Volga e trasformò la Russia in uno stato multietnico. Ridusse il potere dei boiari, ossia i signori feudali, dando inizio ad uno stato autocratico. Alla sua morte seguì un periodo di turbolenze dovute ai tentativi dei boiari di recuperare il potere perduto ed anche all’ingerenza polacca.

Prima della fine del secolo, i cosacchi russi avevano stabilito i primi insediamenti nella Siberia occidentale. A metà del XVII secolo esistevano insediamenti russi nella Siberia orientale, nella Čukotka, lungo il fiume Amur, sulla costa del Pacifico. Lo stretto tra il Nord America e l’Asia fu scoperto nel 1728 da Vitus Bering, un esploratore danese al servizio degli zar.

Dopo il Periodo dei Torbidi salì al trono la dinastia dei Romanov, il cui primo membro a divenire zar fu Michele Romanov nel 1613.

Pietro il Grande, sul trono dal 1682 al 1725, sconfisse la Svezia nella Grande guerra del nord, costringendola a cedere Ingria, Estonia e Livonia; proprio in Ingria venne fondata una nuova capitale, San Pietroburgo. Pietro riuscì ad importare cultura e nuove idee dall’Europa occidentale, riuscendo a modernizzare un paese seriamente arretrato, in cui l’istituto feudale della servitù della gleba era ancora vivo e vitale.

Sotto il regno degli Zar della dinastia Romanov, la Russia divenne una delle maggiori potenze europee, conosciuta come Russia Imperiale, ammodernata e sempre più espansa verso est, a partire dal XVIII secolo.

L’inizio del XX secolo vide però una diminuzione dell’importanza della Russia; montava lo scontento nella popolazione, a causa delle dure condizioni di vita in uno Stato che conservava ancora aspetti totalitari e che era pesantemente impegnato nelle vicende della prima guerra mondiale.

Tutti questi eventi precipitarono drammaticamente nel 1917 quando la rivoluzione di febbraio, d’ispirazione borghese, spazzò via il regime zarista di Nicola II e la seguente Rivoluzione d’ottobre portò al potere il partito bolscevico sotto la guida di Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin.

Gli anni che seguirono, fino al 1922, videro lo scontro tra l’esercito sovietico, la cosiddetta Armata Rossa, organizzato e comandato da Lev Trockij ed i vari eserciti che si rifacevano al potere zarista, le Armate Bianche. Nel 1922 venne fondata l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (abbreviata in URSS), di cui entrò a far parte anche la Repubblica Russa.

Lenin soffrì per una serie di infarti, che lo portarono alla morte nel 1924. Dopo una breve lotta per il potere, la guida dell’Unione Sovietica venne consolidata nelle mani del dittatore Iosif Džugašvili, detto Stalin. Il regno brutale di Stalin costò milioni di vittime, tra le quali oppositori politici, noti o sospettati, e ufficiali militari che vennero giustiziati o esiliati in Siberia durante le Grandi Purghe Staliniane degli anni trenta.

A seguito della vittoria Sovietica sulla Germania Nazista, durante la seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica si sarebbe sviluppata in una delle due potenze dominanti della Guerra Fredda, fungendo da principale avversario ideologico degli Stati Uniti. Le due nazioni ingaggiarono una lunga lotta geopolitica per il controllo dei cuori e delle menti del Terzo Mondo a partire dalla Crisi di Suez del 1956. I sovietici crearono il Patto di Varsavia per opporsi alla NATO, e le due parti si imbarcarono in una lunga e costosa corsa per accumulare il maggior numero possibile di armi nucleari.

Nel 1962 con la crisi dei missili di Cuba, il leader sovietico Nikita Khruščёv e il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy raggiunsero l’acme della crisi fra i blocchi sovietico e americano, con il posizionamento di basi missilistiche a Cuba in seguito all’embargo inferto alla stessa da parte degli Stati Uniti, e in un più ampio ambito di conflitto ideologico ed economico fra i due schieramenti. I sovietici diedero anche il via alla corsa allo spazio lanciando lo Sputnik 1, il primo satellite a orbitare attorno alla Terra, e rendendo il colonnello Jurij Gagarin il primo uomo a viaggiare nello spazio.

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Alla fine degli anni ottanta il leader sovietico Michail Gorbačëv introdusse delle riforme come la glasnost e la perestroika, misure che determinarono il crollo dell’economia e prepararono la via al collasso dell’Unione Sovietica, dopo un fallito colpo di stato militare nel 1991.

La RSFS Russa dichiarò la sua indipendenza il 13 novembre dello stesso anno, come Federazione Nazionale Russa. Tale indipendenza fu riconosciuta ufficialmente il 26 dicembre 1991, insieme a quella delle altre delle ex repubbliche sovietiche, dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’URSS. In quanto principale erede dell’Unione Sovietica, la Russia ha da allora cercato di mantenere la sua influenza globale, ma è stata ostacolata da difficoltà economiche.

Fonte: Wikipedia

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